La smorfia. Quando le cose, cambiano | #STORIEDIDESIGN DI DSFORDESIGN

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La lampada Parentesi di Flos, protagonista della Storia di Carlo: l’anima invisibile di chi si ama

Eri pronto a farti confondere da lei, ma poi hai gettato un’occhiata di quelle che ti abbassano le ciglia, lei che ti fissa negli occhi, tu che non riesci a fumare.

Eri pronto, ma hai preferito incollarti alla maniglia della porta, girarti a guardarla ancora una volta, e uscire via con il ricordo di quando poco fa, l’hai ritrovata.

La realtà, per me, è una quiete infallibile. Il silenzio che invade casa quando gli amici divertiti se ne vanno, e va via anche il chiasso dei due che ci abbaiano dietro il cancello, tutte le sere, troppa fame.
È l’ultimo caffè, poi lei che si guarda allo specchio, poi tu che ti metti a fumare. La realtà, per me, è casa.
Lontane dai cappotti, ringhiere e pensieri bagnati, sono belle persino certe parole distratte, scambiate per caso come marito e moglie. È Mara, la nostra vita e quello che so di lei. La sua anima serena, le sue curve di radice piantata tra pavimento e pavimento, là, in fondo, dentro di me.

Ma poi stasera fu l’ora insospettabile di un’insospettabile sera, quando la luce è uno scherzo, e forse provoca le cose come fa la luna. Illuminate, le cose, cambiano.

Accadde così, che la mia lampada favorì un incontro casuale, quello tra me e mia moglie Mara, la quale, interrogata dalla luce, divenne per me una sconosciuta, un’altra. Oppure lo sconosciuto fui io, non so. So solo che certi incomprensibili svelamenti, capitano – così, così e basta.

POCO FA, E L’ORACOLO DELLA LAMPADA.
Come tutti i giorni anche stasera Mara torna a casa dal lavoro e si precipita in cucina, si versa del vino e attacca imponenti monologhi sulla politica, la scuola dei bambini, il telefono rotto e le curve invasate dei taxi che, descritte dai suoni acuti della sua voce, girano, mentre gira anche lei.
Poi certe lunghe sigarette consumate fino a riva, sprofondata nel suo angolo di lampada e poltrona, quello di fronte al mio.
Mara occhi al soffitto prima di cadere dentro un libro mentre io, leggo già.

Ma questa sera una fastidiosa ombra sulla pagina ordina al mio braccio sinistro di orientare la luce e, mentre la dirigo, non so per quale capriccio, la scollo dal mio proposito di lettura e la faccio camminare per la stanza.

Ci dondoliamo di qua e di là, cogliendo un’infinità di particolari.
Testa di marinaio, la piego con le virate della mia piccola imbarcazione.
Ora sono sul vaso in cima alla credenza – chissà perché se ne sta lì, disteso senza fiori, ancora infilato dentro la carta da regalo –, ora lungo le pareti, – nei disegni di battaglie –, mentre a questo punto, euforico, mi alzo in piedi, afferro il cavo con una mano, e con l’altra inizio a pilotare il tubo su cui ho appena fissato il portalampada. Poi lo faccio girare, girare. E giriamo sospesi in aria, la luce ed io, fino ad atterrare sul lato destro del viso di mia moglie.
Appena lo intravedo, tutto raccolto, mi affaccio su quella mezza luna e abbandono il comando.
Mara mi rimprovera il getto di luce con una piccola smorfia: intravedo la sua anima di moglie dentro quello stupore di vecchia che tira in alto le pieghe della bocca, poi si tuffa negli occhi bagnati, spalancati e lividi.
Io intanto continuo a ridermela, è la mia Mara, e, fiero, me ne vado di ruga destra in ruga, di pensiero in pensiero destro che si fa grinza, indisturbato. Fino a che non seppi quel che io non sapevo, e cioè che se si smette di fare buio, le anime sobbalzano, e pure certi pensieri.

Decidiamo, la luce ed io, di liberare il lato sinistro del viso di Mara, che stavolta accoglie il bagliore senza smorfie, il che, non tarda a scuotermi. Così come mi scuote il silenzio improvviso e rotondo dal quale decide di fissarmi, profondo, nuovo. Qualcosa in me, si mette ad attendere l’avvicinarsi di uno scoppio, uno schiantarsi di convinzioni su di te, che eccolo.

Senza preavviso, Mara ha due occhi vividi che si staccano fino a me, sfidanti e fermi come barbari, le labbra impetuose e volitive, stirate in avanti da certe avventate guance di ragazza. Adesso sono una cosa sola, la luce e Mara. Un’ombra di ciglia lunghissime e carnali che, finora, io mai le avevo visto. Poi sparite le occhiaie di grembiule, sparita la sabbia che consegnava le sue pieghe al collo, spariti i capelli chiari docili, miei. Senza preavviso, Mara non è più Mara. Questa ragazza se ne sta seduta al posto di mia moglie, di fronte a me, con la certezza, divenuta per lei sensuale, di quanto mi sta accadendo.
Provoca l’indice della mano destra, lo invita a cancellare rette invisibili sul bracciolo della poltrona, e ferina, ride. E ride non come ci si potrebbe aspettare da mia moglie, ride senza mostrare i denti.
Rimane immobile questa Mara, lì, con quei capelli sciolti di un viola che non conosco, lì, ad inchiodarmi intontito tra pavimento e soffitto.
È un animale scaltro, mi prende una vergogna che strizzo la faccia, stavolta sono io che produco una smorfia, e nel tentativo di cercare mia moglie ricomincio a dirigere la lampada. Presto però mi accorgerò, Mara, che più ti faccio luce e più un invisibile di te si incarna. Con la lampada, forse ho chiamato la tua anima errante, un’altra te, diversa dalla radice che conosco.

Senza che io me ne accorga, la mia voce ti precipita sulla faccia, ci sveglia spalancando in alto il tuo nome, come per richiamarti indietro con me, da quell’angolo di luce dentro cui sei sparita. E tu, mia, torni.

Sotto casa è notte. Ti siederai ad abbaiare coi due al cancello, e guarderai in alto. Mara, alla finestra.

***

SCHEDA TECNICA

Le caratteristiche “reali” della lampada Parentesi di Flos progettata da Achille Castiglioni, che hanno reso possibile “la fantasia” del Racconto:

  • L’essere orientabile, che sovverte le abitudini concesse dall’illuminazione classica: la possibilità di “direzionare” la luce, orientando sia il portalampada che il tubo sagomato a forma di parentesi.
  • La “personalità” molteplice: il cavo di acciaio che la ancora al soffitto e il peso che la sospende sul pavimento, il tubo a forma di parentesi, lo snodo a T, il portalampada, il filo, la lampada.
  • Il minimalismo formale, che, in assenza di geometrie complesse, ne esalta la “consistenza” materica e funzionale, l’essenza di “lampada”.
  • Il carattere ludico, ironico e surreale, suggerito dal montaggio imprevedibile delle sue componenti.

 

Valentina Chiefa

Lo staff di DSforDESIGN

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