In cortile | #StoriediDesign di DSforDESIGN

Protagonista del 6° Racconto della rubrica di «Design narrativo. Interni da leggere», una creazione senza tempo firmata ELIGO: la CESTA PISCHENZONE, simbolo dell’arte nobile della tessitura artigianale sarda.

La cesta Pischenzone

Sbalzato giù dal treno. «A presto», fa lui a gola tesa, gli occhi ancora immobili e scatenati dalla successione di immagini trasmesse dal finestrino. «A presto», faccio io, la gioia sempre uguale di chi, figlio lontano nel mondo, torna a casa col suo carico nuovo di storie. La stazione, vuota, si scontra con la mia capricciosa impazienza di raggiungere il paese.

Per arrivare a casa mia c’è una strada lunga e dritta, piena di buche. Da lontano intravedo il mio cortile, annunciato dalle voci dei bambini che strillano sulle altalene, saltano e curvano su certe biciclette rotte e scolorite che conosco a memoria.

Mentre attraverso la polvere gialla vedo mia madre, un puntino immobile che agita la mano in un saluto arruffato. Cammino col passo regolare ma veloce di chi viene atteso con calore. Mi aspettano tutti. Oggi arriva Donato, arriva “il professore” da Londra.

Quando sono vicino, mia madre si stira il grembiule con la mano, mi abbraccia e profuma di infanzia, la mia. Pane, ulivo, mirto, lavanda. Si stende col viso sulla spalla. «Ciao amore mio».

«Mamma. Mamma, non hai caldo?». Il solito fazzoletto in testa di Filomena.

Mia madre, la guardiana della casa, la guardiana dei pomeriggi e dei tramonti sui giardini del cortile che cura da quando ci trasferimmo qui. Anche con me si nasconde al pudore sacro dei capelli sciolti, bianchi, che non ha mai voluto tingere.

Restiamo lì a chiacchierare, seduti sulla panchina come i pomeriggi dopo la scuola di tanto tempo fa. Arrivano la portinaia, i bambini di Zia Anna, poi Antonio e Vanda, i vicini, tutti vogliono i racconti di una città, Londra, che in fondo per loro non esiste. Uno specchio d’acqua che si colora solo al rituale magico delle mie parole. Domande, occhi spalancati, una furia di notizie che passa da una bocca all’altra. Poi, come sempre, i nostri ricordi. Ci trasciniamo nella ricostruzione di una celebre, felice gita al fiume, mentre l’anzianità grassa di Zia Pietrina ride e mi bacia le guance. L’amore, quaggiù, è un intreccio di ricordi, storie che tessiamo pazientemente, punto per punto.

Allungo le gambe tenendomi la testa con le braccia piegate, sono rimasto solo. Guardo il quarto piano del palazzo fermo di fronte a me, e mi sembra di rivederla.

Avevo sedici anni. Nell’aria fresca del mattino, dondolata da una corda lungo il palazzo, qui, robusta e leggera volava una cesta lanciata dalle mani nude della ragazza che amavo. Ogni mattina sbucava a piedi scalzi sul balcone, annodava una corda al manico della cesta e mi sorrideva. Poi si sporgeva in avanti per farla scivolare giù, dove io l’attendevo con la testa piegata in alto. Le sue mani srotolavano la corda, gli occhi sempre nei miei occhi. Una volta atterrata, io afferravo la cesta per riempirla di uova che avevo preso al mercato, e lei la ritirava su, colma. All’epoca venivano così le stagioni, il mio mattino, gli amori e il mattino dopo.

 Nel tedio lento delle giornate del mio paese, in cortile, una cesta di salice ondeggiava nel vento di mare, tirata su e giù da una corda. Sbalzato giù dalla panchina, commosso, vado. Mia madre mi chiama.

SCHEDA TECNICA

Le caratteristiche “reali” della CESTA PISCHENZONE di ELIGO che hanno ispirato e reso possibile “la fantasia” del Racconto:

  • Il suo carattere popolare, semplice e raffinato, senza tempo.
  • I materiali con cui viene realizzata, canne di fiume, mirto, ulivo e fibre di salice, che la rendono robusta e allo stesso tempo leggera, funzionale per contenere e trasportare cibo e oggetti.
  • Il suo conceptarchetipico”. Creazione dell’antica arte sarda dell’intreccio, la CESTA PISCHENZONE è design “vivo”, aperto alle contaminazioni contemporanee, pronta per essere “abitata”, sia in ambienti interni che esterni.

Valentina Chiefa

Lo staff di DSforDESIGN

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