Cerchi rossi di nuvole | #StoriediDesign di DSforDESIGN

 

Per #StoriediDesign, “la” libreria essenziale e senza tempo: «Nuvola Rossa», di Vico Magistretti per Cassina, 1977

Io intanto, sbuffo cerchi di caffè e aspetto.

Intorno a me, l’odore acre di nebbia e inverno, i vetri appannati di una mattina piovosa dentro un bar dove il telefono appeso al muro è il segnale di una città ormai lontana. Il pensiero della mia vecchia Milano allunga la faccia, e prima che me ne accorga, plana sul libro adagiato al faggio della libreria ossuta che ho qui di fianco. Lo afferro, leggo anteprima, dedica, e un aforisma col quale l’autore vorrebbe convincermi ad infilarmi nella storia che ha scritto. Sono sempre più indeciso se farmi catturare dal romanzo o se percorrere il mio solito tran-tran di chiamate, farmi coinvolgere dalle trappole del lavoro che ho lasciato, dalle indecisioni dei miei figli sul futuro, dalle rioccupazioni di mia moglie, sessantenne a caccia di luoghi perduti, giochi e simulazioni di un passato che è passato, ma lei proprio non lo vuole capire.

Le sue sono improvvisate di luci che non mi passano inosservate, ma che di fatto respingo perché non capisco, tutto preso come sono dal disegno dell’andare avanti, di un futuro che anticipo con la mia solita tranquillità.

Mi rendo conto, certo, di essere tagliato fuori dai ricami eccitanti del buio, dai locali pieni, dalle corse in metro, dal cuore scintillante di chi ha vent’anni e non lo sa, dai piani perfetti dei trenta mandati all’aria per un altro piano perfetto, quello dei quaranta. Ma a me, se proprio devo dirlo, questi sessantasei anni, piacciono.
Non scommetto disperatamente sul tempo, come fa mia moglie o alcuni miei amici. Li vedo combattere con la stanchezza, combattere con le piazze, combattere con i ritrovi dei “vecchi” – che ostinazione. Forse questo afflosciarsi delle pieghe e degli abiti si adatta bene al temperamento che ho avuto fin da giovane, e allora sono fortunato, me ne rendo conto appena. Perché io vivo e accolgo le cose senza allontanarmi dalle cose. Non registro, non sparisco, io “sto”.

Ho voglia di fumare.

Io intanto, sbuffo cerchi di fumo e aspetto. Guidato dal desiderio di appassionarmi alla vicenda del libro, non mi accorgo che eccolo, appoggiato alla libreria che mi spia. Guido, il mio vecchio libraio, lo scrittore, il grande amico. Grande guastafeste.

Fuori dal sistema intergalattico dei suoi libri, Guido non resiste alla tentazione di promuovere tutti gli altri come trascrizioni, guaste, di un mondo ancora più guasto. E così, dopo il suo ben dirmi sul mondo, su come la televisione faccia borbottare le lancette del tempo e produca sguardi a specchio, su come le strade della comunicazione che oggi intonano canti e lodi alla condivisione poi non condividano un bel niente, e dopo avermi raccontato per filo e per segno tutta la trama, guasta, del romanzo che ero pronto ad iniziare, Guido mi guarda col solito sorriso sornione, e per ricompensare il fastidio che mi ha procurato, trascina il braccio sulla vetrina dei pasticcini, guasti anche loro. Il bavero alto di panna che sa di bruciato, lamponi e fumo, e devo mangiarlo. Su questo, non si discute. Offrimi almeno una rossa.

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È con la sigaretta tesa verso di me che mi confessa “una cosa da niente”. Li chiama così quei concetti lanciati nello spazio, considerazioni prive di fianchi, nuvole che sopravvivono grazie a certe diagonali, ossute come giocattoli. Parliamo a lungo di come la giovinezza sia connessa alla ricerca del proibito, e di come la vecchiaia, invece, sia pericolosamente spenta, comodamente associata alle cose lecite. Dimmi un po’, quanti divieti ti dai tu? Quant’è pericoloso il tuo torrente?

Sono abituato a perdermi dentro i suoi scheletri, ma oggi non gli sto dietro, oggi ho solo la coscienza dello spettatore. E allora l’immagine del torrente mi produce un ricordo. A diciassette anni, quando a scuola certi scrittori non mi insegnavano niente, e mi annoiavano con i loro permessi e onori elargiti dai maestri, decisi di affidarmi ad un programma muovo, quello della biblioteca di mio nonno, dei dialoghi interminabili con lui.

Per ogni “chiamato” della vecchiaia sono molti quelli che vanno a picco, e non è possibile dare consigli. La strada da intraprendere non è facile, e bisogna fare sul serio una cosa davvero difficile: non prendersi troppo sul serio. Le poesie piene di disperazione, come diceva mio nonno, non insegnano niente.

Con mio nonno, in mezzo agli scaffali dei suoi libri, lunghi come scale, alberi, ho imparato credo a gestire la tirannia del tempo, quei ricatti del torrente che impediscono la gioia.

Guido domanda. E io, intanto, sbuffo cerchi di pensieri, e non aspetto. Vivo.

Il progetto narrativo “Storie di Design” è un libero omaggio al Design Italiano e ai suoi protagonisti frutto della visione di #DSforDESIGN. 

SCHEDA TECNICA

Le caratteristiche “reali” della libreria NUVOLA ROSSA di Vico Magistretti che hanno reso possibile “la fantasia” del Racconto:

  • La sua linea semplice, agile, flessibile, leggera: Nuvola Rossa disegnata nel 1977 per Cassina, nasce dall’analisi e dalla reinterpretazione di Magistretti degli elementi costitutivi della tipologia a fiancate e ripiani. Su questa base, l’oggetto venne ricondotto alle sole diagonali di controventatura, utilizzate anche come struttura portante per i ripiani, eliminando i fianchi. La struttura è pieghevole, con i ripiani centrali smontabili e quelli alle due estremità sovrapponibili. La sua struttura autoportante rende la libreria utilizzabile anche come divisorio tra due ambienti.
  • Il suo concept essenziale, archetipico, generato dalla filosofia del “togliere” (“less is more”): l’attenzione di Magistretti per “gli oggetti fatti di niente, quasi dei concetti espressi nello spazio col minimo dei materiali e col minimo sforzo apparente”.
  • Il suo designsenza età”, indipendente dal “tempo” che scorre: Magistretti era convinto che “un oggetto di buon disegno debba durare sempre, al di fuori di ogni moda”. Nuvola Rossa riunisce in sé la classicità eterna della libreria e la funzionalità tipica dell’oggetto di design moderno e adattabile.
  • La sua forma, che richiama una scala, un albero, un giocattolo di legno e forse le penne di Nuvola Rossa.

Valentina Chiefa

Lo staff di DSforDESIGN

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