Achille Castiglioni, icona del design e padre poliedrico

Giovanna Castiglioni ci racconta del padre Achille, un protagonista indiscusso del design italiano

Fondazione Castiglioni per DSforDESIGN

Ci racconti chi è Achille Castiglioni come se dovessi descriverlo ad una persona che capita in Fondazione per caso…

Posso raccontare un papà tutte le volte diverso, un papà poliedrico

Una scoperta continua… non saprei, dipende dal momento! Un professore universitario, un papà, un giocherellone, un amico, un grande designer. Tutti quelli che vengono qui spero si portino via un “piccolo” Achille Castiglioni tutte le volte diverso… già questo è un modo per descriverlo.
Papà ha iniziato come architetto e si è poi spostato nel campo del design di oggetti di produzione industriale, ha fatto l’operazione inversa a quella che suggerì l’architetto Nathan Rogers nel 1952: direi che Achille è passato dalla città al cucchiaio passando anche attraverso innumerevoli allestimenti.

Hai un ricordo personale, una situazione più privata che racconti del rapporto con tuo padre?

È stato un papà molto presente per me e me lo sono “goduto” molto essendo la più piccola. Mi sento e so di esser stata fortunata a vivere a stretto contatto con lui per trent’anni. Una cosa che mi dava grande gioia era, alla domenica mattina, prendere il “Corriere dei Piccoli” e con papà, sul tavolo della sala, metterci a ritagliare le sagome da incollare per costruire modellini di architettura.

Com’era una giornata ordinaria/straordinaria in studio con Achille Castiglioni? Cosa succedeva? Chi passava di lì? Con chi si intratteneva? Com’era lavorare con lui?

-Qui la parola passa ad Antonella Gornati storica assistente di Castiglioni e presenza fondamentale in Fondazione-

Succedeva di tutto! Non tutte le giornate erano uguali. In una giornata ci si concentrava su vari progetti.
In studio eravamo in cinque e ciascuno stava alla propria postazione con il proprio compito. Castiglioni era uno dei primi ad arrivare, decideva sempre lui come organizzare la giornata.
Se il giorno successivo aveva lezione al Politecnico, ad esempio, il giorno prima ci si dedicava alla preparazione della lezione. Lo studio aveva orari fissi alle 12,30 pausa pranzo si rientrava alle 15 e poi si andava avanti ad oltranza, se necessario. Il clima era molto sereno anche se lui era molto rigoroso e preciso nel suo lavoro, quindi molto esigente.
Se c’era tensione però era sempre in grado di “rilassare il clima” con una battuta.

La cosa incredibile era come riuscisse a rendere semplici, ma inaspettate, le varie soluzioni progettuali. Quando si concentrava su un problema progettuale spesso trovava ispirazione dagli oggetti che raccoglieva nei suoi viaggi e custodiva qui in studio nelle teche, di cui era gelosissimo. Ogni tanto ne apriva una, prendeva un oggetto, lo studiava e poi tornava a disegnare.

Una cosa che mi ha sempre colpito era la sua umiltà e la sua gentilezza indipendentemente da chi si trovasse davanti

Aveva un rispetto innato per tutti gli altri e per il loro lavoro. Di qui è passato ogni genere di persona e professionista… persino l’emiro del Qatar che voleva da Castiglioni la progettazione di una stanza ad uso palestra!

-Giovanna continua il suo racconto-

Perché avete deciso di trasformare lo studio in Fondazione e a quali progetti state lavorando?

Dopo che è mancato papà, la mamma Irma si è chiesta cosa fare dello studio e io, con i miei fratelli Carlo e Monica, abbiamo deciso di provare a raccontare l’avventura progettuale di Achille Castiglioni, aprendo al pubblico questo spazio, a  noi così caro.

Per darvi un’idea in oltre 40 anni di attività sono nati qui 190 progetti di architettura, 290 progetti di industrial design e 484 allestimenti

E’ un luogo estremamente trasformabile, dove ogni volta prendono vita oggetti diversi e quindi storie diverse. Un luogo di condivisione e di scambio dove le persone che ci vengono a trovare raccontano, a loro volta, aneddoti e storie del loro rapporto con Castiglioni e dei suoi oggetti… in fondo sono solo 4 stanze… con i soffitti “mooooolto” alti!

Ora stiamo lavorando ad una trilogia di allestimenti storici dei fratelli Castiglioni.
Villa Olmo, progetto del 1957, è appena terminata. Abbiamo ricostruito fedelmente una camera della villa qui in Fondazione, con la curatela di Beppe Finessi e l’allestimento di Marco Marzini. Abbiamo voluto far lavorare insieme uno storico del design con un progettista di oggi che “usa” la Fondazione, i luoghi di Castiglioni, come spazio/materiale di sperimentazione.
Abbiamo anche ricostruito fedelmente l’allestimento di Palazzo Strozzi “Casa Abitata”, progetto del 1965, aperta da marzo fino a fine 2017.
Infine “Mobili italiani” , mostra realizzata a Tokio nel 1984, che faremo nel 2018 l’anno del centenario dalla nascita di papà.

L’allestimento del progetto del 1956 – foto di Federico Ambrosi.

Qual’è la cosa che ti ha spinto a occuparti della Fondazione a tempo pieno? 

Il piacere di trovarmi davanti alle persone che non conosco e scoprire un po’ di loro, i loro racconti sul design italiano. E’ interessante avere a che fare con il pubblico più disparato. Curiosità, umiltà e cortesia verso gli altri sono un fondamento che mio papà mi ha insegnato e che quindi sono alla base del rapporto che amo instaurare con le persone che vengono a trovarci.

L’approccio al progetto dello studio Castiglioni può insegnare qualcosa anche oggi? Il metodo può essere applicato ad altre discipline?

Oggi si è capito che per fare qualsiasi cosa bisogna partire da un progetto, dal latino proiectum “gettare in avanti” e da qui l’assonanza etimologia di proiettare e progettare. Quindi l’approccio di papà basato sulla curiosità, che significa guardare in modo diverso, guardarsi intorno, guardare avanti, è un metodo applicabile a qualunque disciplina, ancor di più oggi, epoca multidisciplinare e iperconnessa.

Cosa vorresti per la Fondazione in futuro?

Nel 2016 abbiamo avuto più di 6000 visitatori con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Vorremmo mantenere questo trend.
Stiamo digitalizzando l’archivio, un lavoro complesso e lungo, siamo a metà e non vediamo l’ora di terminare per poter mettere a disposizione del pubblico questo immenso patrimonio.
Stiamo anche lavorando anche alla riedizione di alcune collezioni di industrial design fuori catalogo e, in questa fase, siamo alla ricerca di aziende in grado di rimetterle in produzione.

Naturalmente nel 2018, anno del centenario dalla nascita di papà, stiamo preparando con la Fondazione Achille Castiglioni vari eventi legati alla storia e alla figura di Achille Castiglioni.